Marylin Monroe Il mistero della sua Morte. Che abbia rivelato alcuni segreti presidenziali ?

Cari lettori grazie per i numerosi messaggi ( siamo arrivati a più di 1840 ) stasera vi voglio commentare un articolo su una leggenda del cinema mondiale, una Sexy Icona, La Diva americana più famosa di tutti i tempi. Alcune sere fa, nella bellissima Bassano mi sono fermato a bere un the caldo in un bar dove all’interno ho trovato alcuni poster della diva in Questione. Sto parlando della bellissima Merylin Monroe e della sua strana e misteriosa morte.

Un saluto alla lettrice Amanda di Venezia che legge gli articoli di Ufo del Blog.

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto 1962, la vita della diva più desiderata di Hollywood finiva per sempre. Marilyn Monroe veniva trovata, nella sua casa al 1230 della Fifth Helena Drive di Brentwood, riversa su letto, con una mano sul telefono e completamente nuda. Le autorità conclusero che a ucciderla fu mix letale di barbiturici, e archivieranno il caso come probabile suicidio. L’inchiesta verrà giudicata da molti lacunosa, costellata da testimonianze contraddittorie e incapace di risolvere le molte incongruenze emerse durante le indagini. Negli anni si sono fatte largo le più varie congetture, dalle tesi complottiste, all’omicidio ordinato dalla mafia, alla morte accidentale, fino al coinvolgimento della potente famiglia Kennedy. Tante presunte verità che si sono avvicendate negli ultimi cinquantacinque anni per tentare si spiegare la drammatica fine della leggendaria star di Hollywood, scomparsa a soli 36 anni. Venti anni dopo, nel 1982, una revisione ufficiale del caso rilevava «discrepanze di fatto» e «questioni senza risposta», ma «nessuna prova credibile a sostegno della teoria di omicidio». Tra i primi a ventilare la tesi del complotto, nel 1969, era stato lo scrittore anticomunista Frank Alphonse Capell, che nel suo «The Strange Death of Marilyn Monroe» aveva indagato su una ipotetica macchinazione comunista e sul presunto coinvolgimento della famiglia Kennedy nella morte della diva.

Il compromettente legame con Bob Kennedy

Nel 1971 il legame tra la Monroe e il Procuratore Generale era sempre più di dominio pubblico, anche le indagini del giornalista Earl Wilson sostengono che l’amante segreto della diva altri non era che Bobby Kennedy, ma prese le distanze da un’eventuale coinvolgimento del fratello del Presidente nella morte della diva: «Sarebbe facile – scrive – ora che tutti e due sono morti, creare uno scandalo melodrammatico. Ma sarebbe falso e ingiustificato». Il giornalista raccolse anche la testimonianza di Peter Lawford, cognato dei Kennedy, che gli confidò di essere stato l’ultimo a sentire per telefono la diva – avevano un appuntamento per cena – e di aver lanciato l’allarme, insospettito dal tono poco limpido della sua voce. Un giro di telefonate tra l’agente di Lawford, l’analista dell’attrice, Ralph Greenson, e il suo agente, Milton Rudin, si concluse con la governante di casa Monroe, Eunice Murray, che rassicurò tutti dicendo che a suo parere era una serata come tante altre: Marilyn era in camera da letto con la luce accesa e il grammofono che suonava. La mattina dopo l’attrice verrà trovata morta nel suo letto con una mano sul telefono.

Le indagini scomode di un giornalista

Un articolo del 1975 pubblicato sulla rivista «Oui» e firmato dal giornalista Anthony Scaduto, portò alla ribalta internazionale la tesi secondo cui Marilyn Monroe sarebbe stata uccisa, e le «prove del delitto nascoste per proteggere John e Robert Kennedy, che quasi certamente erano stati ambedue suoi amanti». A conferma delle sue ipotesi, il giornalista cita anche la testimonianza dell’ex marito dell’attrice, Robert Slatzer: Marilyn Monroe gli aveva confidato di essere molto arrabbiata perché Robert Kennedy non aveva mantenuto la promessa di sposarla e lei lo aveva minacciato di raccontare la loro relazione alla stampa.

La parola al coroner

Negli anni emersero molte testimonianze discordanti. Alcune raccontavano che Marilyn Monroe fosse più depressa del solito, e che il suo medico provò a convincerla a ridurre l’uso dei farmaci, ma si lasciò persuadere a prescriverle un nuovo flacone di Nembutal. Altre affermavano l’opposto, come quella di James Bacon, amico di lunga data dell’attrice: «Non era neanche minimamente depressa. Stava pensando di andare in Messico, aveva un fidanzato messicano all’epoca e aveva comprato casa, la prima che avesse mai posseduto». Nel 1983, il dottor Thomas Noguchi, che aveva eseguito l’autopsia sul corpo della diva, con il romanzo-inchiesta «Coroner» dà alle stampe la sua visione sul caso Monroe. Oltre a citare episodi come la telefonata, poco prima di morire, tra Marilyn e Joe DiMaggio Jr, figlio del suo ex marito, con cui pare l’attrice ridesse di cuore, il patologo mette l’accento su alcuni indizi che non hanno trovato alcuna spiegazione, dalle ecchimosi rilevate sopra l’anca sinistra e sulla schiena, all’anomala posizione del corpo della Monroe, fino alla mano sul telefono come se indicasse il disperato tentativo di telefonare a qualcuno. Noguchi conferma inoltre di non aver riscontrato nello stomaco dell’attrice nessun residuo delle compresse di Nembutal, nonostante i livelli della sostanza rilevati nel sangue e nel fegato fossero pari a tre volte la dose letale. Le conclusioni a cui arriva il coroner non si allontanano molto da quelle di vent’anni prima: «Per quanto mi riguarda, a cominciare dall’autopsia, definirei il suicidio della Monroe molto probabile. Ma credo anche che, fino a quando la pratica completa dell’Fbi non sarà resa pubblica e le conclusioni della “commissione suicidio” non saranno divulgate, la morte di Marilyn Monroe continuerà a essere circondata da numerosi interrogativi, che continueranno a non avere una risposta e nessuno sarà mai decisamente in grado di dire cosa accadde quella sera».

La tesi dell’omicidio mafioso

Secondo quanto è stato rivelato dal libro «Double Cross», uscito nel 1992, scritto da Chuck Giancana, fratello minore di Sam Giancana – uno dei grandi nomi della mafia americana degli anni Sessanta – fu proprio il boss di Chicago a ordinare l’esecuzione della diva con l’intento di vendicarsi di Bob Kennedy, allora scomodo ministro della Giustizia e, come mormoravano in molti, amante della Monroe. La morte violenta della star sarebbe avvenuta per mano di quattro killer che facilmente riuscirono a immobilizzarla, a spogliarla e a ucciderla con una supposta avvelenata. L’omicidio avrebbe dovuto portare alla luce la scandalosa tresca con lo “sposatissimo” Procuratore Generale e rovinargli per sempre la carriera. Sempre nel 1992, lo Speciale Tg1 realizzato da Gianni Bisiach a trent’anni dalla scomparsa della diva, tra i vari testimoni ospitò anche Thomas Noguchi, il coroner che aveva effettuato l’autopsia sul corpo dell’attrice, che, a proposito del libro di Giancana, dichiarò: «E’ un’idea interessante, ma per averla uccisa dovevano aver utilizzate diverse supposte».

La difesa della sorella

Berniece Baker Miracle, sorella maggiore della Monroe nata dal primo matrimonio della madre Gladys, dopo anni di riservatezza, nel 1995 rompe il silenzio sulla morte della diva e liquida la numerosa letteratura fiorita sul caso: «Non è vero che era infelice, anzi pensava al futuro con grande entusiasmo. Non è vero che si è uccisa e nemmeno che sia stata assassinata dalla mafia, tutte fantasie inventate da gente senza scrupoli, per scrivere libri con cui fare molti soldi». Senza tanti giri di parole, nel suo libro di memorie familiari intitolato «Mia sorella Marilyn», mette a tacere anche qualsiasi illazione sui rapporti dell’attrice coi fratelli Kennedy: «Erano molto amici, anche soci in affari, ma non certo amanti. E Marilyn non era incinta». Sulla morte della diva Berniece è lapidaria e la sua amara conclusione lascia poco spazio a ogni speculazione giallistica: «Mia sorella aveva l’abitudine di bere champagne tutto il giorno e prendere molti barbiturici. Faceva una vita molto stressante, aveva bisogno di dormire poi di assumere sostanze che la tenessero in forma. Forse accidentalmente, ha ingerito una miscela eccessiva di alcol e farmaci. Tutto il mistero sulla sua morte è dovuto agli errori che furono commessi dal coroner di Los Angeles».

(Afp Photo)

La sospettata numero uno è la cameriera

Le ultime ore di vita della diva di Hollywood vengono minuziosamente passate al setaccio anche dai tossicologi Francesco Mari ed Elisabetta Bertol e dalla criminologa Barbara Gualco, nel saggio «L’enigma della morte di Marilyn Monroe». A insospettire gli autori sono i molti elementi insoliti emersi nei rapporti degli inquirenti. Dalle pulizie scrupolose sulla scena del delitto fatte dalla governante Eunice Murray, che vengono rilevate dal sergente della polizia Jack Clemmons, al referto dell’autopsia che non spiega come l’attrice avesse nel sangue una concentrazione di barbiturici pari a 47 capsule di Nembutal, senza nessun residuo rilevante nel contenuto gastrico. A risultare anomala è anche la posizione troppo composta del cadavere, decisamente insolita per un caso di morte da overdose di sonnifero. La conclusione a cui giungono i tre autori conferma l’ipotesi formulata da Donald Spoto nel 1993 che a uccidere la diva fu un sovradosaggio, probabilmente accidentale, di Nembutal, somministrato via clistere dalla governante Eunice Murray, che seguiva le prescrizioni del dottor Ralph Greenson.

Mistero risolto?

Due giornalisti del «New York Times», Jay Margolis e Richard Buskin, nel 2014 dichiarano di avere risolto il cold case più intricato del Ventesimo secolo. Secondo le loro indagini Marilyn Monroe è stata uccisa. E l’omicidio risulta orchestrato dal suo amante Bob Kennedy per mettere a tacere definitivamente l’attrice, mentre l’autore materiale del misfatto sembra essere l’analista della diva, il dottor Greenson, che l’avrebbe uccisa con un’iniezione letale. I retroscena ipotizzati dai due autori ricostruiscono alcune dinamiche: dalla rivelazione di una tresca intima tra il dottor Greenson e l’attrice, che se venuta alla luce l’avrebbe fatto radiare dalla professione, alla disperazione di Marilyn Monroe, che molte fonti descrivono delusa dall’ennesima promessa di amore eterno non mantenuta. E quando lei ormai disincantata, minaccia ripetutamente il ministro della Giustizia di rivelare alla stampa i segreti più scottanti della famiglia Kennedy – annotati in un taccuino rosso, mai ritrovato – scatta, secondo i due autori, l’omicidio. Un tassello fondamentale, nella ricostruzione di Margolis e Buskin, è la testimonianza del paramedico James Hall che, chiamato dalla governante della Monroe Eunice Murray per rianimare l’attrice trovata incosciente sul pavimento della sua camera, racconta dell’arrivo di Greenson e di come lui farà a Marilyn Monroe l’iniezione fatale al cuore, rompendole anche una costola.

Massimo
Massimo