Una calda sera di maggio del 2015 presso un Hotel in Piemonte, Incontro Miles che per motivi di protezione transitò nelle vicinanze di Torino per un giorno.

Miles quella sera volle parlare dell Isis senza scrutare la sua preziosa agendina nera che teneva nel taschino della sua giacca estiva.

Bevemmo un caffè in un giardino dell’Hotel che ci dava l’impressione di essere in villeggiatura a rilassarci dopo un lungo anno di lavoro.

Ho trovato Miles rilassato, come se il suo espletare il suo disappunto per una società che lui aveva fortemente rappresentato, lo avesse addolcito.

Iniziò il suo racconto in maniera pacata…

L’Isis è una creatura dell’Occidente al 100%: perché non aspettarsi che siano proprio gli “alleati coperti” del Califfato Islamico a firmare l’eventuale prossimo replay dell’11 Settembre?  

 «Il terrorismo “false flag” architettato dai governi è un fatto storico accertato: per secoli, le élite politiche e finanziarie hanno affondato navi, incendiato edifici, assassinato diplomatici, rimosso leader eletti e fatto saltare la gente per aria, per poi incolpare di questi disastri un conveniente capro espiatorio, così da generare paura nel pubblico e acquisire più potere». Gli scettici potranno discutere se una qualche specifica calamità sia stata o meno un evento terroristico “sotto falsa bandiera”, ma nessuno può negare che queste tattiche, in passato, siano state usate puntualmente, in tutto l’Occidente. «I governi hanno ammesso apertamente di creare tragedie sanguinarie e catalizzatrici con falsi pretesti, come l’Operazione Gladio, un programma false-flag in Europa, supportato dai servizi segreti europei e americani, che durò per decenni, dagli anni ’50 ai ’90». Io sono stato un esponente attivo di queste tecniche di terrorismo economico e solo oggi mi accorgo che i danni procurati da queste azioni hanno condizionato per sempre la mia vita.

Me ne vado , disse , stasera devo partire per la Francia, come sai la mia vita è perennemente in pericolo, chi mi protegge non ha più il potere che aveva 10 anni fa, le cose cambiano velocemente…

Feci a tempo di salutarlo e mi accorsi che aveva già voltato le spalle per scomparire dietro una folta siepe che divideva il giardino dal tavolo dove eravamo seduti. Il nostro incontro era stato uno sfogo più che una confessione.

Massimo
Massimo