Yuri Gagarin . Fu Ucciso dai servizi Segreti ?

Chi Mi conosce, sa bene che amo i Numeri 1.

Uomini o Donne che hanno fatto la storia, persone che hanno segnato un epoca e creato Icone indissolubili che rimarranno impresse nella storia. Oggi voglio parlarvi di un Cosmonauta, ma non uno qualsiasi, ma Il primo Uomo ufficialmente che ha volato al di fuori della terra ed è riuscito a tornarci !

Un Idolo Sovietico che però nasconde alcuni misteri ancora inspiegabili.

Morì in un incidente oppure fu Ucciso perchè era diventato troppo importante.

Gli eroi son tut­ti gio­va­ni e bel­li”, can­ta­va l’ar­ti­sta ita­lia­no Fran­ce­sco Guc­ci­ni, ed in fon­do è così. Ma non si ca­pi­sce il per­ché que­sti eroi gio­va­ni ab­bia­no qua­si sem­pre un tri­ste de­sti­no, che cul­mi­na con la loro pre­ma­tu­ra mor­te. Se poi a mo­ri­re così pre­sto al­l’e­tà di 34 anni è il pri­mo co­smo­nau­ta del­la sto­ria del­l’u­ma­ni­tà, beh, qual­che dub­bio c’è sem­pre.

Per­ples­si­tà che, ine­vi­ta­bil­men­te, fan­no il paio con il com­plot­tia­mo ti­pi­co de­gli anni del­la Guer­ra Fred­da, ma che alla fine si ri­ve­la­no sem­pre av­vin­cen­ti, af­fa­sci­nan­ti, com­plot­ta­sti ma an­che ve­ri­tie­ri. Così an­che la mor­te del co­smo­nau­ta so­vie­ti­co Yuri Ga­ga­rin en­tra nel mito e nel­la “sto­ria na­sco­sta”. For­se an­che a cau­sa del­le dif­fe­ren­ti ver­sio­ni e del­le in­da­gi­ni ef­fet­tua­te.

L’ul­ti­ma ver­sio­ne, quel­la uf­fi­cio­sa (che con­tra­sta con l’in­chie­sta del 2011, in cui si par­la di una ma­no­vra mor­ta­le per schi­va­re un og­get­to iden­ti­fi­ca­to come una son­da at­mo­sfe­ri­ca), è del 2012 par­la chia­ro: una ma­no­vra er­ra­ta, non di Ga­ga­rin, ma di un pi­lo­ta di un Su­koi in volo spe­ri­men­ta­le che non do­ve­va es­se­re in quel po­sto.

Per anni, in­ve­ce, le teo­rie sono sta­te al­tre e nu­me­ro­se, dal­lo scon­ta­to com­plot­to di Wa­shing­ton, che cer­ca­va così di fer­ma­re lo stra­po­te­re ae­ro­nau­ti­co e spa­zia­le del­l’al­lo­ra Unio­ne So­vie­ti­ca, al “vi­zio” tut­to bol­sce­vi­co del­l’al­za­re trop­po il go­mi­to e del­l’in­ci­den­te do­vu­to ad una vo­d­ka di trop­po, al­l’im­prov­vi­so at­tac­co di pa­ni­co, o al più fan­ta­sio­so e im­pro­ba­bi­le ag­gua­to di un Ufo. Ma an­che l’in­vi­dia del lea­der so­vie­ti­co Leo­nid Bre­zh­nev che, in­vi­dio­so del suc­ces­so di Ga­ga­rin, avreb­be fat­to sa­bo­ta­re l’ae­reo. C’è an­che chi so­stie­ne che Ga­ga­rin fos­se in pro­cin­to di pas­sa­re al­l’Oc­ci­den­te dopo es­se­re sta­to re­clu­ta­to da una av­ve­nen­te spia. C’è so­prat­tut­to chi ri­tie­ne che fos­se a co­no­scen­za di se­gre­ti che i suoi co­man­dan­ti non vo­le­va­no ve­de­re di­vul­ga­ti, dal pre­sun­to in­ci­den­te alla cap­su­la Vo­stok con la qua­le il gio­va­ne com­pì l’im­pre­sa del pri­mo volo spa­zia­le, e che lo avreb­be co­stret­to a pa­ra­ca­du­tar­si, a qual­co­sa che po­treb­be ave­re vi­sto du­ran­te la man­cia­ta d’o­re fuo­ri dal­la Ter­ra.

Sta di fat­to che Yuri Ga­ga­rin, eroe so­vie­ti­co, ma di fat­to del­l’u­ma­ni­tà in­te­ra, il 27 mar­zo 1968 com­pie il suo ul­ti­mo volo a bor­do di un cac­cia Mig-15 UTI sui cie­li di Mo­sca in­sie­me al co­pi­lo­ta Vla­di­mir Ser­gheiev. Una mis­sio­ne di rou­ti­ne che si tra­sfor­ma in tra­ge­dia quan­do, d’un trat­to, si tro­va di fron­te un al­tro ae­reo che non do­vreb­be es­se­re ad un’al­tez­za di 10.000 me­tri. La bru­sca vi­ra­ta, lo stal­lo e l’av­vi­ta­men­to, lo schian­to al suo­lo nel­la lo­ca­li­tà di Kir­zac.

Un er­ro­re di volo, quin­di, di un al­tro pi­lo­ta però, e nes­sun com­plot­to o vo­d­ka o at­tac­co di pa­ni­co. Un sem­pli­ce er­ro­re che non an­da­va co­mun­que rac­con­ta­to al mon­do.
Me­glio la so­li­ta di­sin­for­ma­zio­ne che in que­gli anni im­pe­ra­va ovun­que: mai far sa­pe­re al ne­mi­co quel­lo che ac­ca­de real­men­te, an­che se si trat­ta di un sem­pli­ce er­ro­re. La Rus­sia dei So­viet, del­la ri­vo­lu­zio­ne bol­sce­vi­ca, non può am­met­te­re er­ro­ri. Me­glio in­sab­bia­re e, an­cor me­glio, get­ta­re i semi del dub­bio. Un eroe del­la Ri­vo­lu­zio­ne d’ot­to­bre, un eroe ce­le­bra­to dal mon­do in­te­ro, Time com­pre­so, non po­te­va mo­ri­re per un er­ro­re com­mes­so dal pi­lo­ta di un Su­koi 15, lan­cian­do così dub­bi di ri­va­li­tà tra “top gun” so­vie­ti­ci.
Il mon­do avreb­be do­vu­to ri­cor­da­re Ga­ga­rin nel­la sua na­vi­cel­la Vo­stok e quel­la sua fra­se che com­mos­se tut­ti, ame­ri­ca­ni com­pre­si: “Da qui la Ter­ra è blu. Che me­ra­vi­glia. È in­cre­di­bi­le”.

La ver­sio­ne del­l’at­tac­co di pa­ni­co

Se­con­do l’ex co­lon­nel­lo del­l’a­via­zio­ne Igor Kuz­ne­tsov, in­ve­ce, che dopo aver pre­so par­te alle pri­me in­da­gi­ni la­vo­rò per nove anni per ri­sol­ve­re il mi­ste­ro del­la mor­te di Ga­ga­rin, quel 27 mar­zo l’e­roe del­lo Spa­zio e il suo co­pi­lo­ta sta­va­no con­du­cen­do un volo di rou­ti­ne ad ol­tre 3000 me­tri di al­tez­za. Ga­ga­rin si ac­cor­se im­prov­vi­sa­men­te che una pre­sa d’a­ria nel suo abi­ta­co­lo era sta­ta la­scia­ta aper­ta. Ga­ga­rin si fa pren­de­re dal pa­ni­co, o for­se per sal­var­si la vita, scen­de­re in pic­chia­ta ad un’al­tez­za più si­cu­ra. Ma in ma­nie­ra mol­to ve­lo­ce, tal­men­te ve­lo­ce da per­de­re i sen­si e schian­tar­si al suo­lo. In­som­ma, tut­ta col­pa del pa­ni­co e del­la fret­ta di scen­de­re ad una quo­ta “de­pres­su­riz­za­ta”.

Il de­sti­no che lo at­ten­de­va o mera su­per­sti­zio­ne?

For­se le Par­che sta­va­no re­ci­den­do il suo filo, for­se se fos­se sta­to su­per­sti­zio­so sa­reb­be an­co­ra vivo. For­se era ar­ri­va­to il suo mo­men­to, ma tan­t’è che an­che nel­la vul­ga­ta po­po­la­re quel gior­no era ve­ra­men­te co­min­cia­to male per Ga­ga­rin: uscen­do di casa, ave­va di­men­ti­ca­to la sua tes­se­ra di in­gres­so al­l’ae­ro­por­to mi­li­ta­re e, da buon cit­ta­di­no so­vie­ti­co e li­gio al do­ve­re, ave­va de­ci­so di tor­na­re a casa a pren­der­la. Non è tut­to, per­ché la mac­chi­na che do­ve­va por­tar­lo al­l’ae­ro­por­to si era fer­ma­ta per un gua­sto, co­strin­gen­do­lo a pren­de­re un au­to­bus. La “sfi­ga” o la sfor­tu­na che dir si vo­glia sem­bra per­se­gui­ta­re Ga­ga­rin, tan­t’è che per quan­to ri­guar­da l’ae­reo, qual­cu­no ave­va di­men­ti­ca­to di cam­bia­re i na­stri alla sca­to­la nera, che non fu quin­di di nes­sun aiu­to agli in­qui­ren­ti. An­che il ra­dar del­la base era fuo­ri ser­vi­zio, e i due de­col­la­ro­no sen­za nean­che ave­re le pre­vi­sio­ni me­teo­ro­lo­gi­che, dato che l’ae­reo che le ave­va ap­pe­na fat­te era at­ter­ra­to qua­si in con­tem­po­ra­nea con la loro par­ten­za.

Ma l’e­roe del­lo spa­zio evi­den­te­men­te non è su­per­sti­zio­so e non pen­sa mi­ni­ma­men­te che la vul­ga­ta po­po­la­re rus­sa vuo­le che chi di­men­ti­ca qual­co­sa, fa­reb­be bene a la­sciar per­de­re, pena una gior­na­ta nera. A ben ve­de­re an­che un non su­per­sti­zio­so, dopo tut­ti quei fat­ti, sa­reb­be ri­ma­sto a ter­ra…. Re­sta co­mun­que un fat­to, il mi­ste­ro re­sta ir­ri­sol­to e il mito di Ga­ga­rin ri­ma­ne im­mu­ta­to nel­la sto­ria.

Ringrazio la nuova lettrice del mio Blog Natalia per avermi segnalato questa storia.

Al Prossimo Articolo e in attesa di una bella novità .

La pubblicazione del Libro : Segreti Ufo, e Complotti.

Massimo

Massimo
Massimo

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