Tassili n’Ajjer, Algeria, i misteriosi Uomini raffigurati nella pietra. Antichi visitatori Alieni ?

Buongiorno Lettori,  Oggi vi voglio scrivere un articolo su uno dei misteri più strani e avvincenti di sempre, siamo in Algeria nella parte del Sud Est e in una zona protetta dall’Unesco per la sua importanza storica.

Il tema è quello dei disegni rupestri raffiguranti nella pietra, uomini che furono raffigurati più di 8.000 anni fà, dalle grandi teste e figure che ricordano alieni o astronauti, che sia la prova dell’esistenza di antichi visitatori alieni ? Oppure sono antichi guerrieri che vestivano strani scafandri per incutere terrore nelle antiche popolazioni ?

Il Tassili n’Ajjer, che in berbero significa “Altopiano (Tassili) dei tuareg Kel Ajjer”, è un massiccio montuoso del deserto del Sahara, situato nel sud est dell’Algeria presso il confine con la Libia (Ghat). Si estende per circa 500 chilometri in direzione nord-ovest sud-est ed il suo punto più elevato è costituito dal monte Afao, alto 2.158 metri.

Gran parte della catena montuosa, compresi i cipressi e i siti archeologici, è protetta all’interno di un Parco nazionale, oltre che come Riserva della biosfera e sito inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.La città più vicina è Djanet, circa 10 chilometri a sud ovest del massiccio.La catena montuosa è composta in gran parte di arenaria. L’erosione dell’area ha fatto sì che si formassero circa 300 archi di roccia, oltre a numerose altre formazioni rocciose.
A causa dell’altitudine e delle proprietà dell’arenaria, la vegetazione è molto ricca, al contrario di ciò che succede nel deserto circostante. Essa comprende, nella metà orientale e più alta della catena, una vastissima varietà di flora, tra cui spiccano le specie endemiche e rarissime del cipresso del Sahara e del mirto sahariano.
L’ecologia del Tassili n’Ajjer appartiene all’ecoregione del Sahara occidentale. In questa regione millenni fa scorrevano numerosi fiumi, a testimonianza di un’epoca in cui il clima era molto diverso da quello attuale.

Nel Sahara algerino pitture rupestri di circa 8 mila anni fa sono state trovate sulle rocce del Tassili n’Ajjer, sono raffigurati esseri antropomorfi dalla testa tonda. Una caratteristica così evidente da aver dato il nome all’intero periodo culturale, quello appunto delle “Teste tonde”. Situato tra Libia ed Algeria, si estende in un’area di 500 kilometri quadrati. Nella lingua dei Tuareg, i nomadi del deserto, Tassili n’Ajjer significa “Altopiano dei fiumi”, poiché questa plaga è solcata da wadi, alvei di fiumi oggi asciutti, in cui nella preistoria scorreva l’acqua.
Alcuni scettici hanno suggerito che essi erano uomini con zucche vuote sulle spalle soddisfare alcuni rituali primitivi, teoria infondata per il fatto che non è mai stato coltivato questo ortaggio nell’altopiano del Tassili.
Una figura particolare, sembra indossare un casco globulare, tanto che lo stesso scopritore dei dipinti, l’archeologo francese Henri Lhote nel 1933, l’ha battezzata “il grande dio marziano”.
Ma perché mai un astronauta dovrebbe indossare un elaborato casco e per il resto essere completamente nudo? È assai più verosimile, sostiene Lhote, che si tratti di indigeni con maschere rituali. Però anche questo sito archeologico come tanti potrebbe testimoniare la presenza di altri esseri avanzate sul nostro pianeta.

Verso la metà degli anni Cinquanta, sulla base delle segnalazioni ricevute dalla guida tuareg Djébrine, Henri Lhote allestì una grande spedizione al massiccio dei Tassili n’Ajjer, nel sud-est algerino, e si fece accompagnare da un gruppo di giovani pittori entusiasti, tra i quali il milanese Gianni Frassati.

In due anni di duro lavoro, da quelle rocce fuori del mondo, sotto un cielo azzurro, sempre rischiarato dal sole bruciante, essi ricopiarono meticolosamente, studiarono e catalogarono una grandissima quantità di graffiti e dipinti rupestri. Ne trovarono migliaia, disseminati nei labirinti di pietra di località dai nomi di Séfar, Awanrhet, Jabbaren. In quest’ultima località, a Jabbaren, la guida Djébrine aveva mostrato per la prima volta i dipinti rupestri a Lhote, nel 1938. Proprio qui si trovano i dipinti più belli: cinquemila immagini di vita di millenni perduti, che rievocano forse la simbiosi di due popoli, gli antenati dei pastori Peulh ed i nobili di Atlantide, antenati dei Berberi d’oggi.

L’attuale deserto era fertiletra dodicimila e duemila anni fa, sino a che non sopravvenne una stagione d’importanti mutamenti climatici, forse causati da eventi celesti (impatto o passaggio vicino all’orbita terrestre di grandi meteoriti). Quei dipinti rupestri risalgono alla preistoria e raffigurano animali ormai scomparsi nel Sahara, scene di caccia e di sesso, una popolazione di pastori di pelle nera insieme ad un’altra di colorito chiaro, dèi dalla testa d’uccello come quelli egizi, i carri da caccia e da battaglia dei mitici Garamanti: la più ampia, suggestiva e misteriosa galleria d’arte a cielo aperto del mondo.

Spesso, cari lettori, le raffigurazione sulla roccia in antichità erano la trasposizione di quello che la gente vedeva nella vita quotidiana, dunque pensare che qualche visitatori da altri mondi sia stato li con la popolazione di quel luogo potrebbe essere attendibile al pari d qualsiasi altra teoria più razionale.

Entro la fine del prossimo anno visiterò la zona per potervi dare dal “Vero” le mie opinioni e le mie emozioni.

Alla prossima da Massimo.

 

Massimo
Massimo